Gli algoritmi di censura “non possono comprendere sottigliezze culturali, cosa è offensivo e cosa no in quale parte del mondo, né le differenze legali, cioè dove è consentito o meno un contenuto.
Non riescono a interpretare l’ironia, né tantomeno a capire l’utilizzo a scopo didattico o giornalistico di un post magari violento”.
Gli algoritmi non distinguono il bene o il male. Una zona grigia in cui scivola l’algoritmo è il mondo dei meme. I social networks condividono meme odiosi e razzisti a un ritmo impressionante. La sottile linea tra ironia e odio riesce a svincolarsi dalla censura per manipolare le opinioni in maniera virale su internet. Se l’algoritmo di facebook è in grado di censurare le parole offensive, svincolate totalmente dal loro contesto di applicazione, non è in grado di censurare meme sottilmente offensivi i quali grazie agli stessi algoritmi entrano nel vortice della viralità social.

 

Open call: Visualizing bias with augmented reality

ARTIVIVE x GOETHE INSTITUT

Visualizing Bias with AR Launch